Nel lavoro consulenziale, la complessità è parte del mestiere.
A volte si tratta di offrire soluzioni già rodate, costruite su anni di esperienza. Altre volte, invece, ci si trova a esplorare territori nuovi insieme al cliente, dove i requisiti si definiscono a quattro mani e il risultato prende forma solo strada facendo.
I sistemi di gestione progetti classici – il waterfall in testa – nascono dall’assunto che tutto sia chiaro fin dall’inizio. Un modello che funziona bene quando si sa dove si va. Molto meno quando si esplora.
Nel tempo WEGG ha sviluppato un proprio approccio per navigare la complessità e affrontare con metodo anche l’ignoto. La scelta di introdurre il Design Thinking nasce dalla convinzione che una metodologia strutturata, se condivisa trasversalmente tra tutte le figure che lavorano sui progetti, possa rafforzare ulteriormente questa capacità e renderla ancora più efficace.
L’obiettivo è creare un linguaggio comune tra chi gestisce la relazione con il cliente, chi traduce i requisiti in specifiche e chi configura concretamente il prodotto, per muoversi come azienda nella stessa direzione: ragionare in ottica utente, interno o finale.
A questo scopo, un gruppo di persone di WEGG sta partecipando a un percorso laboratoriale di 6 sessioni da 4 ore tenuto da Giulio Bonanome e costruito su casi d’uso concreti tratti direttamente dal contesto aziendale.
Il percorso ricalca le 4 fasi metodologiche del Double Diamond del Design Council:
Perché in WEGG crediamo che le competenze tecniche non siano sufficienti: serve anche un modo condiviso di affrontare ciò che non si è mai fatto prima.
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